IL MIO STALKER NON E’ DIFFERENTE

 

Entro in casa

Un bustone di Ikea in mano, mio figlio dietro, una signora che abita nel palazzo resta sulla porta, per avvertirci nel caso tornasse o ci avesse seguito.

Non ci sono più lampadari né applique nel corridoio, tutto strappato via dalla sua furia, solo una lampadina in salone che pende da un filo.

Non fa nulla, dobbiamo fare in fretta, la polizia ha detto di prendere solo dei vestiti e sparire, non dobbiamo dirlo a nessuno dove andiamo, a nessuno.

“Signora, se non la uccide o non troviamo sangue, tanto sangue, abbiamo le mani legate, vada via, perchè poi queste cose le leggiamo sui giornali”

Me lo ripeto ossessivamente nella testa mentre arraffo cose dagli armadi, mutande, calzini, le divise di scuola di mio figlio.

Mutande calzini le divise di scuola di mio figlio.

Paura, quella era la mia casa, ci avevo messo amore e cura, ora é solo un posto estraneo.

Lo zigomo mi fa male, ho la parte sinistra del viso tutta blu

È successo l’altro ieri sera.

Mi ha spinto contro un mobile basso di ferro, e poi, mentre ero per terra mi ha dato anche un calcio.

Si è reso conto subito dopo che nostro figlio era lì davanti

“Hai visto ? Io non ho fatto nulla a tua madre” ha detto

Ma non so se per fortuna o no, lui gli ha solo risposto

“Papà stai zitto, ho visto tutto”.

Ma per terra non c’era sangue, tanto sangue, e nessuno può aiutarci.

Siamo abituati ormai, più di una volta all’ospedale.

Io che spiego all’infermiera che sono caduta, ho sbattuto, e gli occhi di mio figlio puntati addosso con la riprovazione che solo un bambino può farti capire senza parlare.

Ci distrugge la macchina, tante volte, alla fine dobbiamo lasciarla la sera in un parcheggio e tornare in taxi, perché l’assicurazione ci ha disdetto la polizza per gli atti vandalici.

Mi manda lettere anonime che meno anonime di così si “muore”, dove mi da della troia e promette di levarmi tutto e farmi a pezzi se non starò ferma, con lui, a morire lo stesso.

Ci ruba la libertà, ed anche i sogni di una vita migliore.

I soprusi quotidiani sono diventati montagne che cerco di rendere impercettibili, di rimuovere con assuefazione e vergogna, perché ho assorbito le sue parole di disprezzo nei miei confronti e sono ormai convinta che senza di lui non sono nulla, non sono capace a far nulla, non posso far nulla della mia vita.

Ci ascolta, ci spia

La notte dormiamo con una bottiglia di vetro sulla maniglia interna della porta, in modo che se tentasse di entrarci in camera, lo schianto della bottiglia ci sveglierebbe.

Questo da quando la donna delle pulizie gli ha trovato il coltello, quello più grande del ceppo della cucina, nascosto nella tasca interna di una giacca che tiene nell’armadio della camera dove da pochi mesi sono riuscita a farlo dormire.

Mutande, calzini, divise di scuola di mio figlio

Devo andare via velocemente

La paura rapprende il sudore, il sangue, il cervello, impietrisce l’autocoscienza.

Ora so che devo scappare, l’ha detto la polizia, e anche mio figlio.

Il papà ha pensato bene, al ritorno da scuola, di dirgli che ” anche con la mamma morta si sta bene”, e lui ha voluto denunciarlo.

Ancora non sa che le denunce non servono a niente

Lo scopriremo dopo

———– • ————– • ————

Dal mese di Ottobre 2009 ho presentato 10 denunce penali a Carabinieri, Polizia e Polizia Postale verso il mio, ormai, ex marito, per percosse, lesioni, minacce, violenza assistita da minore, danneggiamento, furto, stalking, minacce via p0sta e mail.

Alcune sono state archiviate per insufficienza di prove, avrei dovuto infatti pagare un investigatore che monitorasse la mia auto 24h su 24, filmarlo mentre distruggeva a calci tutti i mobili del mio studio o mi rubava gioielli, compresa la fede matrimoniale, ed altri effetti personali, riuscire ad avere una rogatoria internazionale su un sito che permette di mandare mail anonime che si autocancellano dopo essere state lette e che ha sede in uno stato americano dove ciò è legale.

Altre denunce sono state riunite in un unico procedimento per stalking, supportato da testimonianze di vicini, interrogati dalla polizia, che hanno confermato di aver sentito le sue grida e le continue ingiurie e di essere accorsi sentendo le mie urla per le scale quando mi inseguiva brandendo un coltello.

Nel mese di Febbraio 2012 c’è stata richiesta di archiviazione alla quale mi sono opposta, dove si spiegava che tutto ciò che era successo erano normali dinamiche di una coppia in crisi.

Nel mese di Luglio 2012 mio figlio, 16enne, obbligato dal giudice a frequentare suo padre, è stato da me portato a casa sua e, per un semplice diverbio organizzativo, dopo neppure un’ora di permanenza, è riuscito a fuggire per essere stato massacrato di botte, che hanno imposto il ricorso al Pronto Soccorso, con trauma cranico, lesione alla cervicale ed all’udito per l’orecchio destro, nonchè un mese di cura presso un neuro traumatologo.

La denuncia davanti ai Carabinieri per le percosse e lesioni inferte sul minore ci ha fatto almeno ottenere dal Presidente del Tribunale Civile di Roma – Sezione Famiglia – il divieto del padre ai normali incontri con il figlio, se non “protetti”, cioè in presenza di assistenti sociali e presso i servizi, e quindi forse la salvezza della sua vita (faccio fatica a non collegare l’accaduto ai poveri bimbi di 9 e 13 anni avvelenati e bruciati vivi dal padre nella propria casa a Ono San Pietro, in provincia di Brescia. “Era uno stillicidio – racconta l’avvocato della moglie – . Lui era ossessionato dall’idea di fargliela pagare, non accettava di essere stato lasciato. La insultava di continuo, anche davanti ai bambini. E in pubblico diceva frasi del tipo ‘ti spacco la testa'”. Una volta, poi, “aveva mostrato un grosso coltello da cucina al figlio piu’ grande, dicendo che l’avrebbe usato per uccidere la mamma. Cosi’ poi avrebbe avuto la mamma al cimitero e il papa’ in prigione”. )

Viene esperita su richiesta del Tribunale civile una CTU psicologica che recita testualmente :

nel Sig. XXX la gestione degli impulsi subisce un controllo rigido direttamente proporzionale al sovraccarico energetico: questa condizione può esporlo al rischio di acting out, in una situazione di stress il soggetto può agire comportamenti impulsivi improvvisi e fuori controllo. La repressione sistematica delle proprie istanze più istintuali può esporlo anche al rischio di sviluppare delle problematiche di carattere psicosomatico (I. Imp. 1, I. Autoc. 6/1, I.P.P.: 5,010, Wartegg)……. Prevale una visione del mondo ego-centrata, in cui l’altro è percepito prevalentemente in rapporto a sé…….. Il soggetto tende a controllare rigidamente le proprie dimensioni più impulsive, cosa che gli provoca un sovraccarico di energia non scaricata; al momento manifesta la presenza di un’impulsività latente, che può manifestarsi, saltuariamente ed all’improvviso, sotto forma di comportamenti discontrollati.” e che non fa che confermare come il Sig. XXX, mio ex marito, abbia bisogno di un aiuto terapeutico e sia un soggetto a rischio.

Ma tutto ciò diventa obbligatorio solo se c’è il TSO, trattamento sanitario obbligatorio, quando c’è sangue, tanto sangue, per intenderci.

Nel mese di Febbraio 2013, davanti ad un giudice annoiato, ho visto tutte le mie speranze dissolversi, il mio procedimento penale per stalking é stato archiviato perché “ormai non viviamo più insieme” quindi non c’è più pericolo di altri atti violenti.

Ma quell’uomo è libero di nuocere, a noi e ad altri.

Solo adesso, dopo anni, mi sto pian piano convincendo che sono una persona ed ho un valore come tale, una brava madre, una professionista, un essere umano capace di avere amicizie, sviluppare progetti, perseguire obiettivi, amare qualcuno con rispetto ed essere rispettata.

Mi è successo , però, d’istinto di accucciarmi con le braccia a proteggermi la testa quando il mio attuale compagno una volta ha alzato un braccio, credo per prendere qualcosa.

Le botte, l’istinto non le dimentica.

Raramente lo sogno, e risento ancora l’odore acre del sudore della sua rabbia, e la sua risata esagerata ed agghiacciante

Mio figlio è un ragazzo sereno e meraviglioso, ma non posso proteggerlo dalla realtà che ha vissuto e da un passato gravoso

Mi sento in colpa per questo.

Se usate la localizzazione su Facebook e trovate “la casa degli orrori” quella è la casa dalla quale sono scappata quel giorno.

Non so spiegare perché io non riesca a dimenticare.

Ma so spiegare perché ogni volta che torniamo a casa la sera, sia io sia mio figlio, dovremmo guardarci le spalle.

Perché lui ha giurato che ce la farà pagare, e so che lo farà.

Purtroppo, però, la Questura, la Polizia Postale, i Carabinieri ed il Tribunale hanno decretato che in tutto ciò non si ravvisa alcuna forma di stalking.

Lascerò quindi sia il web a decidere: questa lettera verrà diffusa via Twitter (con questi hashtag: #FF #stalkingstalkersday), via Facebook e tramite reblog.
Questo sarà un piccolo esperimento.

Che succede poi?

Il mio stalker potrà stampare questo pezzo ed andare in Questura, dai Carabinieri, o alla Polizia postale, anche se non c’è sangue, tanto sangue.

E mentre lui continuerà a odiare io continuerò a vivere e ad usare la tastiera.

La mia arma è questa, vediamo se funziona meglio delle sue minacce.

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